20 settembre, 2009

Non rimandateci indietro. Aderisci anche tu!!!


Non rimandateci indietro

I recenti tragici episodi di migranti morti o lasciati morire a pochi
chilometri delle nostre coste impongono una riflessione alla società civile.
Non si tratta di tragiche fatalità. Al cinismo dei mercanti di uomini si è
aggiunta l'indifferenza o la paura di intervenire di chiunque avvisti un
natante in difficoltà. Il soccorso in mare si è ormai trasformato da dovere a
fonte di guai. Le imbarcazioni che avvistano natanti in difficoltà sono
trattenute dall'intervenire dal timore di un rallentamento nel loro lavoro o,
peggio, di una incriminazione per favoreggiamento di reato, quello di
immigrazione clandestina. Il caso recente della nave con capitano turco,
impedita per cinque giorni dall'avvicinarsi alle coste maltesi o italiane
dopo aver soccorso e preso a bordo un gruppo di naufraghi, avrà certo
scoraggiato i più dall'intervenire in soccorso di natanti in difficoltà. Le
cifre delle morti in mare sono così imponenti da chiedersi se non vi sia una
responsabilità oggettiva delle leggi che, nell'intento primario di
scoraggiare l'immigrazione clandestina, hanno reso troppo oneroso e al limite
dell'eroismo esercitare l'elementare dovere del soccorso dei naufraghi o dei
natanti in difficoltà.

E' convinzione dei firmatari della presente lettera che la legislazione
attualmente vigente in Italia e gli accordi internazionali sottoscritti dal
nostro paese con la Libia siano tra le cause che incrementano le morti nel
canale di Sicilia e rendono impossibile esercitare la richiesta di asilo ai
perseguitati politici o ai profughi da situazioni belliche.

I firmatari della presente lettera chiedono che:

1. Venga cancellata la norma che trasforma l'ingresso irregolare nel nostro
paese in un reato. Questa norma impedisce preliminarmente di avanzare
richiesta di asilo politico e scoraggia dall'esercitare il soccorso
umanitario in mare, per timore di esser coinvolti nell'accusa di complicità
di reato.

2. Vengano introdotte negli accordi tra la Libia e l'Italia norme che
assicurino sul suolo libico la presenza di operatori internazionali in grado
di valutare la legittimità delle domande di asilo presentate dai migranti e
di verificare le condizioni della loro ospitalità nei centri predisposti dal
governo libico.

3. Vengano introdotte norme e accordi internazionali che liberino da ogni
conseguenza penale o economica, come il sequestro del natante, qualunque
imbarcazione che presti soccorso in mare a migranti in difficoltà.

Quanto richiesto ha senso e può essere efficace nel fermare la strage per mare
che miete vittime innocenti alle soglie del nostro paese solo se si recuperi
una condivisa sensibilità al valore della vita umana e alla solidarietà tra
individui. Le leggi e la propaganda recente hanno trasformato un carico di
uomini morenti in un problema, nell'uomo nero che, nel gioco di carte, rimane
in mano del perdente, sia questo l'Italia, Malta, la Libia o il peschereccio
guidato dal comandante troppo debole di cuore. I firmatari di questa lettera
vorrebbero che il comune sentire rendesse impossibile a chiunque dire che
non spettava a lui occuparsi del problema dei 73 eritrei morti recentemente
nel canale di Sicilia.

Roberto Barzanti
Marcello De Cecco
Tommaso Detti
Umberto Eco
Carlo Ginzburg
Eugenio Lecaldano
Paolo Leonardi
Diego Marconi
Giovanni Miccoli
Gianni Paganini
Adriano Prosperi
Massimo Mugnai
Marco Santambrogio
Emanuela Scribano
Salvatore Settis
Roberto Venuti
Libertà e Giustizia - ufficio di presidenza, di direzione e garanti

Per aderire all'appello:
http://www.libertaegiustizia.it/appelli/dettaglio_appello.php?id_appello=12

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